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LA FUNZIONE PSICOLOGICA NEL SISTEMA PENITENZIARIO. CRITICITÀ, BUONE PRASSI E PROSPETTIVE DI SVILUPPO. ORDINE DELLE PSICOLOGHE E DEGLI PSICOLOGI DELLA REGIONE PUGLIA COMMISSIONE “SVILUPPO DELLA PROFESSIONE”

Allo stato attuale, negli istituti penitenziari gli psicologi svolgono una funzione fondamentale. Le finalità perseguite dagli psicologi sono molteplici: la rieducazione del reo, il trattamento delle dipendenze patologiche, il trattamento dei disturbi della salute mentale, la prevenzione del rischio suicidario, l’analisi della personalità dei detenuti e della criminogenesi, la promozione della qualità delle relazioni interne all’istituto, il supporto in relazione a eventi critici nella struttura o nelle vite dei detenuti (lutti, separazioni, conflitti familiari) ed altro.
La funzione psicologica nell’amministrazione penitenziaria è stata introdotta dalla Legge 354 del 1975, antecedente all’istituzione della professione psicologica. Con la riforma della sanità penitenziaria, avviata nel 2008, e il trasferimento delle competenze dal Ministero della Giustizia al Sistema Sanitario Nazionale, sono stati inseriti negli istituti penitenziari anche gli psicologi del SSN.
Le ripartizioni delle funzioni tra gli psicologi – del SSN (servizi per le dipendenze e per la salute mentale), Esperti ex art. 80, afferenti all’Amministrazione Penitenziaria e Privato sociale – sono declinate localmente in modi specifici e ripartite diversamente nei vari istituti penitenziari, anche se afferenti allo stesso PRAP (Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria).
Gli psicologi, all’interno del sistema penitenziario, svolgono attività finalizzate a supportare le decisioni delle Autorità interne ed esterne alle strutture detentive, contribuiscono, in base alle specifiche competenze e funzioni, all’elaborazione del programma di trattamento penitenziario più consono al singolo condannato e all’individuazione delle modalità di espletamento delle misure cautelari per i detenuti giudicabili.
Gli psicologi del Sistema Sanitario Nazionale si occupano della valutazione e della presa in carico dei detenuti con problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti o problemi di salute mentale, sia giudicabili sia condannati in via definitiva.
Il trattamento di tali problematiche può essere attuato all’interno della struttura penitenziaria (cosiddetto trattamento intramurario), oppure con misure alternative alla detenzione che prevedono l’inserimento in
comunità terapeutica residenziale o l’affidamento in prova al servizio sociale con attivazione del programma ambulatoriale.
Per i soggetti con disturbi psichiatrici gravi, riconosciuti dall’Autorità Giudiziaria incapaci di intendere e di volere, gli psicologi del Sistema Sanitario Nazionale
seguono l’inserimento nelle specifiche strutture per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Per i soggetti con problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti – che riguardano una percentuale altissima della popolazione carceraria – l’intervento psicologico è finalizzato al trattamento di tale problematica e può esplicarsi all’interno della struttura penitenziaria, oppure attraverso la concessione di una misura alternativa alla detenzione che può prevedere il trasferimento in comunità terapeutica residenziale o l’affidamento in prova al servizio sociale con attivazione del programma di trattamento ambulatoriale da parte del SerD (Servizio per le Dipendenze) competente.
Le funzioni psicologiche richiedono il continuo confronto con interlocutori provenienti da formazioni e professionalità differenti – come la Polizia preposta ad agire funzioni di controllo e tutela della sicurezza, i funzionari giuridici-pedagogici preposti a farsi carico di questioni amministrative e rieducative, gli assistenti sociali, i medici etc. – oppure con la stessa professionalità psicologica, impegnata in funzioni diverse.
Spesso colleghi psicologi sono chiamati a collaborare incontrando lo stesso detenuto con la comune finalità di individuare la modalità di esecuzione del trattamento penitenziario più adeguata, ma con funzioni differenti, per esempio di diagnosi/trattamento, se operano per i servizi per la salute mentale oppure per le dipendenze, e di analisi della personalità e sviluppo del detenuto, se operano come esperti ex art. 80 O.P.
Le attività si svolgono dentro istituti penitenziari, caratterizzati da dinamiche emozionali e vissuti peculiari, di cui la letteratura scientifica psicologica e sociologica si è ampiamente occupata e dalle quali non si può prescindere. Le strutture detentive sono istituzioni totali preposte a recludere, sotto la sorveglianza delle Autorità, le persone che hanno violato le regole penalmente rilevanti.
Lo stato di reclusione evoca vissuti complessi che vanno analizzati e compresi al fine di evitare degenerazioni violente per sé e per gli altri e favorire la civile convivenza anche all’interno delle strutture.
Ogni istituto penitenziario si configura come una comunità di detenuti e operatori penitenziari in continua relazione tra loro e con l’esterno (familiari, tribunali, associazioni di volontariato etc.). Un’organizzazione in cui si condividono vissuti e si costruiscono modi condivisi di simbolizzare emozionalmente il contesto in cui si vive e i contesti di appartenenza. Si tratta di dinamiche emozionali in continuo divenire, in stretta relazione con il momento storico, il contesto sociale, politico e culturale, ma anche con gli interventi o accadimenti interni che riguardano sia i singoli che l’intera popolazione detenuta (per esempio la temporanea mancanza d’acqua, i provvedimenti di aumento/riduzione del numero dei colloqui, l’aumento/riduzione delle ore di apertura delle celle e così via).
PECULIARITÀ DELLA FUNZIONE PSICOLOGICA
Malgrado esistano protocolli tra Sistema Sanitario Nazionale e Amministrazione Penitenziaria per la gestione del rischio suicidario, tutti gli operatori, nelle specifiche funzioni svolte, sono coinvolti nel monitoraggio e nella prevenzione del rischio
suicidario. Pertanto, gli psicologi, a qualunque titolo presenti in istituto, sono chiamati a intervenire per ridurre il disagio psicologico e prevenire rischi suicidari.
Nel corso della emergenza sanitaria Covid-19 – in cui alcuni vissuti dei detenuti nella pandemia sono degenerati in atti violenti e persino in rivolte – questo criterio è stato chiaramente esplicitato dallo stesso Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria che ha sollecitato l’attivazione di una funzione psicologica con il coinvolgimento delle professionalità degli esperti ex art. 80 O.P. per incrementare la presa in carico psicologica dei soggetti ristretti, c.d. “nuovi giunti”, provenienti dalla libertà o trasferiti da altra sede detentiva, sottoposti a isolamento precauzionale sanitario, al fine di intervenire su eventuali situazioni di disagio psicologico e prevenire il rischio di gesti autolesivi e suicidari. Ormai è acclarata l’importanza della funzione psicologica in modo particolare nella prevenzione del rischio suicidario.
L’intervento psicologico negli istituti penitenziari richiede competenze professionali peculiari e, da un lato, risponde al principio di individualizzazione del trattamento penitenziario, per il quale lo psicologo coadiuva l’Autorità Giudiziaria nelle decisioni sui singoli detenuti; dall’altro, l’intervento psicologico risponde al mandato di tutela della salute individuale (compresa la prevenzione del rischio suicidario) e collettiva e alle finalità di
rieducazione e reinserimento del reo condannato in via definitiva con specifici interventi sulle “relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo a una costruttiva partecipazione sociale” (art. 1 Legge Ordinamento Penitenziario). In quest’ottica l’intervento psicologico richiede una particolare competenza psico-sociale finalizzata a conoscere e intervenire su una serie di problemi inerenti al complesso tessuto di relazioni che caratterizzano le strutture penitenziarie e i rapporti tra i detenuti e i contesti di appartenenza (familiari, lavorativi, territoriali etc.).
L’intervento psicologico risulta spesso complesso perché implica la costruzione di spazi di riflessione con i detenuti all’interno dei quali ripensare in modo critico la storia deviante e individuare le risorse personali e relazionali utili a far sviluppare la competenza del detenuto a convivere sia all’interno della struttura detentiva, sia all’esterno in tutti i contesti di appartenenza nel futuro rientro nella società. A tal fine è fondamentale l’attivazione di una funzione psicologica utile a pensare le emozioni evocate dai rapporti, compreso lo stesso rapporto con la struttura detentiva. Un’operazione complessa e delicata entro un’istituzione che, per la sua strutturazione, è preposta ad agire il controllo.
FINALITÀ
L’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Puglia intende promuovere un lavoro di analisi della complessità delle funzioni psicologiche nell’ambito dell’esecuzione penale sostenendo una riflessione sulla definizione delle specificità e sulla differenziazione tra psicologi del SSN e psicologi esperti ex art. 80 O.P., dal momento che in ogni struttura detentiva le funzioni tra queste figure sono ripartite in maniera diversa, in base a criteri locali – nei vari istituti penitenziari, anche se afferenti allo stesso PRAP – dando vita a procedure organizzative differenti da una struttura all’altra che non dialogano tra loro e non sempre rispettano criteri scientifici e professionali fondamentali per svolgere adeguatamente l’intervento psicologico, facendo operare gli psicologi in situazioni molto critiche o affidando attività di pertinenza psicologica a professionisti di altre discipline, inquadrati sempre come esperti ex. art. 80 O.P.
Il Convegno propone il superamento della lettura individualista che limita il concetto di salute mentale alla “malattia mentale”, intesa come problema dei singoli individui, avulsi dal contesto in cui si trova in favore di una lettura culturale e contestuale del sistema penitenziario. Inoltre, a oltre cinquant’anni dall’istituzione della Legge dell’Ordinamento Penitenziario, il Convegno intende mettere in luce criticità e linee di sviluppo di una Legge che, in quanto antecedente alla stessa professione psicologica, non considera la strutturazione e l’articolazione che essa ha acquisito negli anni.
Data la complessità e l’alto livello di competenza professionale richiesto agli operatori psico-sociosanitari, l’Ordine degli Psicologi della Puglia ritiene opportuno, per i prossimi anni, un lavoro finalizzato a declinare le prassi operative con protocolli e modelli di intervento specifici, coerenti con un’analisi della complessità del sistema penitenziario. Ciò al fine di definire linee guida utili nella prassi professionale per intervenire con più efficacia ed efficienza nella tutela della salute mentale dei detenuti e degli internati e sostenere lo sviluppo degli interventi psicologici che forniscono un apporto di rilievo in questo ambito con riconoscimenti non sempre adeguati all’importante e insostituibile funzione svolta.
Per garantire la qualità e l’efficacia del lavoro psicologico in questo settore, è fondamentale riconoscere il lavoro svolto e l’autonomia scientifica e professionale degli psicologi che spesso, in tale contesto, si trovano ad operare in situazioni in cui sono costretti a rimarcare la specificità professionale.