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GESTIONE FARMACOLOGICA AVANZATA DELL’IPERTENSIONE ARTERIOSA E DELLO SCOMPENSO CARDIACO: IL RUOLO DELL’EPLERENONE
Ipertensione arteriosa e scompenso cardiaco rappresentano due condizioni strettamente collegate, accomunate dall’attivazione cronica del sistema renina–angiotensina–aldosterone (RAAS). L’aldosterone, attraverso il recettore dei mineralcorticoidi, favorisce ritenzione di sodio e acqua, fibrosi miocardica e vascolare, disfunzione endoteliale e rimodellamento cardiaco. Questi processi contribuiscono non solo alla progressione dello scompenso, ma anche alla perdita di controllo pressorio nei pazienti ipertesi.
Negli ultimi anni, gli antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi (MRA) hanno assunto un ruolo di rilievo nella gestione sia dell’ipertensione resistente sia dello scompenso cardiaco. Il loro impiego consente di contrastare gli effetti deleteri dell’aldosterone, migliorando la funzione cardiaca, la rigidità arteriosa e gli outcome clinici.
Tra gli MRA, l’Eplerenone si distingue per la sua selettività recettoriale e per il favorevole profilo di tollerabilità, che ne consente l’utilizzo anche in pazienti più fragili o con comorbilità. Gli studi EMPHASIS-HF e EPHESUS ne hanno confermato l’efficacia nel ridurre la mortalità e le ospedalizzazioni nei pazienti con scompenso cardiaco e disfunzione ventricolare sinistra.
Nel contesto dell’ipertensione arteriosa refrattaria, l’aggiunta di un MRA rappresenta una strategia efficace per migliorare il controllo pressorio e ridurre il danno d’organo. L’eplerenone, grazie alla sua farmacocinetica lineare e all’assenza di effetti antiandrogeni, costituisce un’opzione terapeutica di particolare interesse in questi pazienti.