CARDIO CIRCLE Ipertensione, diabete, scompenso cardiaco e malattia renale cronica: un approccio integrato alla protezione cardiorenale

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morbilità e mortalità nel mondo occidentale. La crescente evidenza scientifica dimostra come fattori di rischio tradizionali quali ipertensione arteriosa e diabete mellito di tipo 2 non agiscano in maniera isolata, ma siano parte di un continuum fisiopatologico che coinvolge cuore, rene e metabolismo.
L’ipertensione arteriosa continua a essere il principale fattore di rischio modificabile per eventi cardiovascolari maggiori e rappresenta uno dei principali determinanti della progressione verso insufficienza cardiaca e danno renale cronico. Parallelamente, il diabete mellito di tipo 2 accelera i processi aterosclerotici e contribuisce allo sviluppo di disfunzione cardiaca e nefropatia.
Negli ultimi anni è emerso con forza il concetto di sindrome cardiorenale-metabolica, riconosciuto anche dalle più recenti società scientifiche internazionali. In questo contesto, la malattia renale cronica (MRC) assume un ruolo centrale sia come fattore di rischio cardiovascolare indipendente sia come determinante prognostico negativo nei pazienti con diabete, ipertensione e scompenso cardiaco.
La diagnosi precoce della MRC richiede una valutazione sistematica di due parametri semplici ma spesso sottoutilizzati nella pratica clinica: il filtrato glomerulare stimato (eGFR) e il rapporto albumina/creatinina urinaria (UACR), strumenti fondamentali per la stratificazione del rischio e per l’identificazione dei pazienti candidabili a strategie terapeutiche di protezione cardiorenale.
Particolare rilevanza assume oggi lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (HFpEF), una condizione in continua crescita epidemiologica e strettamente associata a ipertensione, diabete, obesità e malattia renale cronica. La complessità clinica di questi pazienti richiede un approccio multidisciplinare orientato non solo al controllo dei sintomi ma anche alla modifica della prognosi.
L’introduzione degli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2i) ha rappresentato uno dei più importanti avanzamenti terapeutici degli ultimi anni. Tra questi, empagliflozin ha dimostrato benefici significativi lungo tutto il continuum cardiorenale-metabolico. Gli studi clinici hanno documentato una riduzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti diabetici ad alto rischio cardiovascolare, una riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e un rallentamento della progressione della malattia renale cronica.
L’obiettivo del corso è fornire agli specialisti ambulatoriali cardiologi strumenti pratici per l’identificazione precoce dei fattori di rischio, la corretta valutazione della funzione renale e l’implementazione delle più recenti evidenze terapeutiche finalizzate al miglioramento degli outcome cardiovascolari e renali.
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